Nella dialettica “Uomo – Macchina“, ormai presente nel nostro panorama in quasi tutti i settori e il ciclo della nostra vita, emerge chiaramente come se da un lato l’Uomo rischia di perdere una parte della sua autonomia dovendo/potendo demandare all’automazione il proprio lavoro, dall’altro lato si afferma con preminenza ed acquisisce una sempre maggiore rilevanza l’uomo come detentore di un patrimonio unico che difficilmente le macchine (software, robot, cobot) sarebbero in grado di replicare.

Le aziende, quindi, qualsiasi sia il loro core business e in qualsiasi settore si troveranno a lavorare, non potranno non tenere in considerazione come sta evolvendo il mondo della Tecnologia e di conseguenza è fondamentale far passare il messaggio che queste “nuove tecnologie” non ridurranno i posti di lavoro, ma anzi dovranno puntare a mettere l’uomo al centro del cambiamento, concentrandosi quindi su ciò che gli esseri umani sono in grado fare in maniera univoca.

In un approccio a quella che potremmo definire la “infosfera”(mondo dell’informazione), bisogna riconoscere la necessità per l’uomo di diventare cittadino consapevole di questo nuovo ambiente digitale, puntando però a mettere in luce quelle che sono le sue caratteristiche peculiari e cioè imponendo la propria creativitàintelligenza e senso etico.

Ecco quindi che il Capitale Umano, in un mondo caratterizzato da continui e repentini mutamenti ed incertezze, dovrà essere visto come un asset capace di creare un vantaggio competitivo attraverso la valorizzazione e il corretto utilizzo delle proprie competenze che garantirà all’azienda che, oltre alle tecnologie come RPA, AI, ML, punterà alla valorizzazione dell’uomo che in esse lavora, di diventare “unica” nel panorama aziendale.